2008-07-21
La Costituzione italiana tra attualità e riforma
Il corsivo
di Maria Grazia Leo
Il progetto Gutenberg 2008 “ In viaggio con Erodoto”- giunto alla sua quinta edizione inaugurale- non poteva che rendere omaggio alla Costituzione della Repubblica italiana per i suoi sessant’anni di vita.
Il dirigente scolastico del Liceo Classico “ Galluppi” di Catanzaro, Armando Vitale, ideatore insieme a tutto il corpo docente e non docente delle rassegne della Fiera del Libro, ricorda come il Gutenberg è un progetto modellato per i giovani e per i cittadini che lo devono gestire dal basso. “Abbiamo bisogno- afferma- di una forte circolazione di idee per crescere. Il mondo può essere salvato pure dai libri, dal loro profumo, se impostati bene sono in grado di presentarci la vita rendendoci più liberi e meno angusti di quanto siamo” . E’ dai libri -sostiene il preside Vitale- che arriverà un pezzo del futuro dei giovani, prossimi adulti.
Sulla Costituzione, prima di passare la parola al relatore Prof. Eugenio Ripepe- ordinario di Filosofia del diritto presso la Facoltà di Giurisprudenza di Pisa, Vitale focalizza l’attenzione sull’importanza che essa oggi possa e debba poggiare le sue basi sul tema della solidarietà che non deve mai venire meno tra Nord e Sud del paese. Occorre quindi un sano e saggio federalismo ma con una Italia ben ancorata alle radici dell’unità tipiche di una società solidale ed equa.
…”ma che cosa intendiamo noi per Costituzione? Che cos’è questa parola”? Si presenta così il Prof. Ripepe al suo uditorio e con un trasporto d’altri tempi spiega che per Costituzione si deve intendere l’ordinamento dei pubblici poteri e del funzionamento dello Stato. “ E’ la struttura di uno Stato”.
L’idea di Costituzione in senso nuovo o innovativo rispetto al passato, nasce a metà del XIX secolo quando nel famoso “48” si è assistito ad una serie di scontri, guerriglie, barricate di popolo che chiedevano un documento, un testo scritto in cui si disciplinavano le attività dei pubblici poteri e della struttura statale.
Per un noto pensatore del ‘700, Montesquieu, il popolo più libero d’Europa è rappresentato dall’Inghilterra perché ha adottato una Costituzione nella quale i pubblici potere sono molteplici nel senso di una divisione chiara del potere con controlli e limiti incrociati dell’uno sull’altro.
“ Manca quindi l’assolutezza di un potere. Perciò si può ulteriormente definire la Costituzione come una particolare organizzazione dei poteri che garantisce la libertà dei cittadini mediante una frammentazione del potere stesso”
Ma c’è un’altra angolatura che permette di inquadrarla- afferma il docente universitario- quella che la intende come luogo nel quale i cittadini ritrovano la propria unità, il vincolo che li lega come popolo, con diritti e doveri. Quindi Costituzione come regolamentazione dello stare insieme, Costituzione come regolamentazione del perché dello stare insieme, Costituzione come elemento pattizio.
Nel soffermarsi sulla nascita della nostra Costituzione, cita il titolo di un libro di Selim “ Viaggio al termine della notte” per ricordare il passaggio da un buio di macerie materiali e morali, da una lacerazione del popolo italiano segnato dalla guerra, dal fascismo e dal nazismo alla luce della resistenza e alla liberazione. “ La Costituzione è un luogo geometrico in cui vanno inseriti principi, valori, diritti che tengono insieme un paese uscito dal buio della guerra civile e che lo rimotivano per ricominciare -scegliendo con il referendum istituzionale tra monarchia e democrazia- a vivere in libertà”.
…così –continua la sua lezione il Prof. Ripepe- nel giro di pochi mesi una commissione costituente formata da 75 componenti eletti il 2 giugno del 1946, elabora un testo che viene portato nell’aula parlamentare, discusso e approvato il 22 dicembre del 1947 e infine promulgato il 27 dello stesso mese dal Capo Provvisorio dello Stato, Enrico De Nicola.
Da quei lavori e dalle autorevoli presenze del mondo cultura, della politica, della società civile ( si ricordano Mortati, Calamandrei, Croce, De Gasperi, Terracini ) è emerso e volato alto un vero spirito costituente. La Costituzione è entrata in vigore il 1 gennaio del 1948 e si divide in tre parti. La prima è dedicata ai Principi fondamentali, la seconda ai Diritti e Doveri dei cittadini e la terza all’Ordinamento della Repubblica. “ Anche qui sono presenti la limitazione dei poteri, l’indicazione della tavola dei valori a cui l’ordinamento deve necessariamente conformarsi e il contratto o patto del perché dello stare insieme fondante sull’antifascismo”.
Di riforma della stessa si è iniziato a parlarne solo qualche decennio fa, ma non della Costituzione scritta o formale bensì di quella materiale, vivente o sostanziale. Ciò che si criticava era la partitocrazia che dominava imperante. “ C’è stato- ha aggiunto il relatore- però un deficit di cultura costituzionale perché tutti coloro che hanno cercato di attuare modifiche costituzionali, lo hanno fatto in assoluta assenza di uno spirito costituente o unità d’intenti, e nello stesso tempo si è ritenuto che con procedura ordinaria si potesse radicalmente stravolgere la Costituzione nella sua seconda parte senza rivedere la prima”.
Per spiegare meglio il tutto agli studenti e non, presenti all’Auditorium Casalinuovo, snocciala alcuni esempi…ricordando come nel precedente governo di centrodestra del 2001 viene presentata e approvata dal parlamento una riforma della Costituzione ( seconda parte) sul federalismo e nel momento in cui è stata sottoposta a referendum, su 47 milioni di elettori meno di 10 milioni votano sì ala riforma. La stessa situazione si verifica con la maggioranza di centro-sinistra in merito sempre al Titolo V della seconda parte della legge fondamentale dello Stato, che è approvata solo con quattro voti di scarto al Senato.“In questo modo la Costituzione risulta solo di una parte del paese e non di tutti gli italiani. Non si può cambiare -ammonisce il Prof. Eugenio Ripepe- a colpi di maggioranza la Costituzione senza toccare e rivedere il capitolo dei Principi fondamentali e dei Diritti e Doveri dei cittadini. Se ad esempio dovesse passare la riforma sul federalismo fiscale, che cosa ne sarà dell’art. 2 della Costituzione che parla di doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale?”
Il punto è semmai ritoccare solo la manutenzione della stessa e salvaguardarne la sua continuità, la stabilità delle istituzioni, altrimenti ,oggi, con il sistema maggioritario si potrebbe modificare quello che si vuole.
“In realtà –conclude il docente di Filosofia del Diritto- la Costituzione del 1948 è ancora una grande e attuale Costituzione che è presa a modello dalla Dichiarazione dei diritti dell’ uomo dell’Onu, dalla Carta europea dei valori e da molti altri Stati. Tant’è che mi chiedo: è veramente progressista chi tenta di smantellare questo castello costituzionale o è conservatore chi difende alcuni valori universali e imprescindibili?
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