2008-07-21

La giustizia e il premier

Editoriale
di Massimiliano Nespola
Le sorti della democrazia italiana in un delicato momento di passaggio: da un lato, l’esigenza di snellire un corpo macchinoso e sovraccarico di lavoro, quello della giustizia, dall’altro proposte dell’attuale governo che sembrano rispondere a tale esigenza in termini aziendalistici, quindi impropri. Così appare l’emendamento contenuto nel decreto sicurezza, che taglia i processi per reati non gravi verificatisi fino al 2002: si vorrebbe fare economia sulla giustizia, ma permettere che anche chi è accusato di stupro possa vedersi sospeso il processo appare un assurdo paradosso... E poi, non potrebbe destare perplessità il fatto che per garantire la sicurezza dei cittadini si decida da un giorno all’altro di seminare più impunità? Per chi non è accusato di nessun reato la mossa potrebbe suonare come una presa in giro, chi si vede sospeso il processo potrebbe invece tirare un sospiro di sollievo. Ma sulla vita di tutti i giorni, l’effetto di una tale mossa è veramente quello sperato, cioè quello di snellire processi di minore importanza per combattere la grave criminalità? E ancora, non potrebbe suonare come un paradosso il fatto di sospendere processi per reati, quali lo stupro, che il nostro ordinamento considera non gravi, ma che il diritto internazionale condanna come crimini di guerra? Si adombra il legittimo sospetto che una tale mossa sia strumentale alla sospensione di alcuni processi dell’attuale presidente del Consiglio, ma probabilmente è meglio non rincorrere i giornali e le agenzie, che al tema si sono già ampiamente dedicati. Il contrasto più sentito che si avverte dovrebbe essere piuttosto quello con l’interesse del cittadino onesto ed incensurato. Perché il soggetto più colpito da una tale mossa è proprio lui. Chi paga le tasse e finanzia con il suo lavoro anche l’interesse pubblico non resta di stucco a vedere finanziata impunità? Chi ha votato il centro destra non dovrebbe provare lo stesso stato d’animo? Probabilmente non ci si rende conto delle conseguenze di una tale manovra. Certamente, chi aveva sfiducia nel funzionamento della vita pubblica italiana può trovare nell’emendamento “taglia processi” una conferma. Chi ha saputo beffare la giustizia italiana con mezzucci, pure. Ma quale effetto potrà sortire l’emendamento nelle scuole? Ai ragazzi di medie e superiori che discutono di educazione civica con i loro insegnanti come può essere spiegato tutto ciò? Piuttosto che sindacare sul fatto che questa mossa può essere strumentale agli interessi di un singolo, meglio guardare ai suoi effetti socialmente pericolosi sul paese. Su giovani e meno giovani, ottimisti e disillusi. L’Italia che si guarderà allo specchio se questo emendamento non verrà bloccato rifletterà un’immagine ancora meno definita e chiara. E tale percezione sarà enfatizzata confrontandola con quella di altri paesi europei e non, che nel frattempo viaggiano veloci verso la crescita, mentre l’Italia è a crescita zero e qualcuno già paventa per il futuro l’emergere di conflitti interni, paragonabili a quelli di una guerra civile tra nuovi poveri. Meglio riflettere.

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