2008-10-06
8 settembre: morte o rinascita della patria?
Il corsivo
di Rita Taverna
L’8 settembre 1943,una data fatidica per l’Italia: l’annuncio dell’armistizio con gli alleati e della fine dell’alleanza militare con la Germania,ma anche la data della dissoluzione dell’esercito italiano.
La data dei primi episodi di resistenza contro i tedeschi (a Roma,a Cefalonia,a Corfù,in Corsica,nell’isola di Lero) ma anche la data della frettolosa fuga del Re e dei membri del governo Badoglio a Brindisi che però servì ad assicurare la continuità dello stato italiano nelle regioni liberate del sud.
C’è chi come Galli Della Loggia, a proposito dell’8 settembre,ha parlato di morte della patria. D'altronde il significato di una ricorrenza cambia con il passare del tempo. Per molti anni la commemorazione dell’8 settembre servì soprattutto a ricordare i sotterfugi della monarchia,il cinismo di Badoglio,l’opportunismo di altri comandi,la tragedia delle truppe abbandonate a se stesse e il coraggio di coloro che scelsero di combattere nella Resistenza. Poi venne la fase in cui si capì che l’Italia era stata travolta,dopo l’8 settembre,da una sanguinosa guerra civile e che occorreva cercare di comprendere anche le ragioni degli “altri”. Non tutti furono egoisti o codardi,molti furono sconvolti da un avvenimento che rimetteva in discussione la loro vita e le loro scelte. Erano stati fascisti,con vari gradi di consenso,perché Mussolini,nella loro percezione,aveva sollevato l’Italia dal marasma del biennio rosso,risanato i conti dello Stato,navigato con una certa perizia attraverso la crisi del 1929 e soddisfatto le loro ambizioni nazionali. Sapevano che la guerra perduta era una imperdonabile responsabilità del fascismo e che le cause della sconfitta risalivano alla degenerazione del Regime negli anni precedenti:la retorica,le menzogne,la diplomazia velleitaria e rodomantesca,il culto del Duce,l’arroganza dei gerarchi,il conformismo diffuso e opprimente,l’alleanza con la Germania di Hitler. Ma videro nel campo antifascista partiti e uomini a cui essi attribuivano la crisi della democrazia parlamentare dopo la fine della grande guerra. Altri italiani vissero l’8 settembre come morte di quell’idea di patria in cui avevano creduto. Che si trattasse della patria monarchica o della patria fascista,non v’è dubbio che l’una e l’altra morirono insieme e per sempre. Si fece strada l’aspirazione ad una patria di cittadini liberi ed uguali che l’Italia non aveva mai conosciuto nella sua storia. Ma a guardar bene - lo stesso presidente emerito della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi nel corso del suo mandato al Quirinale è più volte ritornato sul tema- fu rinascita e non nascita perché quell’aspirazione aveva le sue radici nel Risorgimento. Che con l’8 settembre l’Italia si avviasse dolorosamente lo capì con lucidità Benedetto Croce. Il 27 agosto 1943,scrive nel suo diario:<<>>.
L’8 settembre è dunque il simbolo della morte e della rinascita della patria. Del resto,poteva esserci rinascita senza morte?
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