2008-10-28
Il MGFF di Soverato: una manifestazione di respiro internazionale
L’angolo della cultura
di Domenico Iozzo
Il solito effervescente direttore artistico Gianvito Casadonte ha lanciato per l’ennesima volta il guanto di sfida a tutti coloro che nella nostra regione sembrano voler chiudere un occhio sulla forza innovativa e il coraggio di rischiare che sta accompagnando, da ormai cinque anni, questa “creatura”.
Il MGFF è diventato in poco tempo un fenomeno mediatico che ha aperto la strada ad altri festival o progetti di stampo cinematografico sparsi qua e là per la Calabria. L’idea di dedicare una vetrina esclusiva alle opere prime italiane rimane tuttora una gemma preziosa nel panorama festivaliero nazionale ed è per questo motivo che, anno dopo anno, le potenzialità di una manifestazione del genere sono destinate a crescere in maniera esponenziale così come gli echi di un successo che si rinnova in ogni edizione. Dalla prima all’ultima giornata di proiezioni e incontri con il pubblico, tutti si sono ritrovati a rendere omaggio alla kermesse che racconta l’altra Calabria con la freschezza dei giovani autori. Come Andrea Manni, vincitore di qualche anno fa con “Il Fuggiasco”, ed Edoardo Leo, anche lui nel palmares dei migliori attori, entrambi in attesa di produttori per girare il loro prossimo film nella nostra bellissima regione. Tra i “fedelissimi” della rassegna non potevano mancare Luciano Regolo, firma calabrese del Corriere della Sera online e A, che ha lanciato l’appello a costruire una “federazione” dei festival calabresi, perché il successo e la continuità si realizzano non attaccando ma sostenendo una manifestazione dal respiro internazionale come quella soveratese. Madrina del festival, Rosalinda Celentano, ha deciso di sposare un progetto che tra le tante qualità ha quello di sfornare vere emozioni.
L’apertura ha visto accorrere tanta gente a rivedere “Il Sorpasso”, autentica favola di un sogno tutto italiano, quello del boom degli anni ’60, che, immerso nel frastuono di un clacson impazzito, incontra la sua tragica fine in un burrone. Uno dei protagonisti più attesi, in particolare dalle ragazze, è stato Nicolas Vaporidis che, dai banchi di “Notte prima degli esami”, è passato in rassegna con due pellicole dalla natura opposta, “Come tu mi vuoi” e “Cemento armato”, entrambe concilianti con la poliedrica personalità di un giovane interprete ancora tutto da scoprire. Per un attore che considera il suo lavoro come un gioco, coniugare spirito giocherellone con un’anima dark non sembra esser stato difficile. Tra le visioni più interessanti, “Una notte”, opera prima di Tony D’Angelo, si è rivelato essere il vero out-sider del concorso. In effetti il figlio d’arte del celebre Nino, cantautore neomelodico, è riuscito fra mille difficoltà a realizzare un’operazione davvero lodevole soprattutto per l’intento di ritrarre una Napoli finalmente diversa da quella raccontata dai fatti di cronaca spesso legati alla camorra o alla violenza sulle strade. Tutto scorre lungo i canoni di un work in progress tra i vicoli di una Napoli notturna mai così aperta alle riflessioni, dove anche la felicità perduta improvvisamente diventa ritrovata. Speriamo che da Soverato il film possa ripartire con una più felice sorte. Il regista Emanuele Barresi e gli attori Rocco Papaleo e Cristina Cirilli hanno presentato “Non c’è più niente da fare”, la storia di una compagnia teatrale amatoriale, dei sogni e delle speranze legate alla recitazione. Un racconto che prende spunto da un fenomeno sociale di grandi dimensioni, come quello che vede gli italiani come un popolo di attori, per ridere e riflettere con fantasia di una sana follia, quella del voler salire su un palco senza alcuna smania di successo e senza pretese di guadagni. Il Festival di Soverato ha ospitato inoltre un evento di notevole significato sociale e politico. Un film-verità realizzato da due giovani cineaste afgane, Roya e Alka Sadat, che racconta della difficile condizione delle donne in un Paese imprigionato da anni nella gabbia del sistema patriarcale. Nella ridente cittadina jonica è approdata la vicepresidente del Parlamento europeo, Luisa Morgantini, per presentare in anteprima assoluta il documentario “Nel Paese dove mi credono labile di mente”. “Dopo anni e anni di combattimento, usare la telecamera in Afghanistan è ancora un rischio”, ha affermato l’ospite riguardo al film che è soprattutto una denuncia della drammatica situazione vissuta da tante donne nel medioriente e un urlo di rabbia contro una nazione che vede morire migliaia di civili a causa dei giochi di potere dei signori della guerra. Nel film scorrono le immagini delle terribili violenze subite da donne e bambine che ogni giorno fanno i conti con la paura di reagire. “Conoscere significa voler trasformare”, ha detto l’on. Morgantini nel commentare la pellicola delle due cineaste che hanno fondato una casa di produzione per svelare a tutto il mondo la verità e offrire possibilità di lavoro a tante donne alla ricerca di un futuro di giustizia e di libertà dal burka.
Marco Martani e Andrea Molaioli hanno presentato “Cemento armato” e “La ragazza del lago”. Il primo ha deciso di rischiare su un genere difficile, dall’impianto visivo più personale, nell’intento di trovare nuove forme d’intrattenimento. Il secondo ha invece voluto sfatare l’equivoco che vede associare la realizzazione di un’opera prima all’esiguità di mezzi. La difficoltà in Italia resta sempre quella di trovare un compromesso tra le esigenze del pubblico di massa e di quello di nicchia: l’errore dei nostri produttori sta proprio nel non voler condividere la possibilità di un guadagno che travalichi il mercato nazionale e nel non considerare la vastità del pubblico, numericamente importante ed interessato ad altro. Il grande ospite è stato però Giorgio Faletti, che interpreta il “boss” nel film di Martani. Lui che ha vinto tante scommesse - passando dal cabaret al canto, dalla letteratura al cinema senza mai aver cercato il successo a tutti i costi - crede appunto che sia l’anima di un prodotto a determinare il suo risultato. Personaggio dalle mille facce, Faletti ha regalato al pubblico i momenti più importanti nel dibattito che ha seguito il suo film dimostrando di essere molto vicino ai temi caldi della Calabria, dalla criminalità ai giovani cervelli in fuga.
Due incontri d’autore hanno illuminato le ultime ore del MGFF. Prima Giancarlo Giannini, poi Mario Monicelli, hanno salutato il pubblico di Soverato sposando un progetto che vuole diventare sempre più “oasi” delle opere prime chiamata a riprendere il giovane cinema italiano sempre più emarginato. Il grande attore, tornato per la terza volta a fare visita alla kermesse, ha annunciato la volontà di scendere al Sud per girare, dopo 21 anni, il suo secondo film da regista che lo vedrà anche recitare al fianco di un mostro sacro del cinema americano come Murray Abraham.
Mario Monicelli ha presentato il nuovo documentario dal titolo “Vicino al Colosseo c’è Monti” per la produzione della Inspire Productions di Gianvito e Alessandro Casadonte proprio nella ricorrenza dei 50 anni dall’uscita de “I soliti ignoti”. Il titolo richiama alla mente il rione in cui Monicelli ha scelto di vivere da alcuni anni in un appartamento a misura d’uomo e circondato da persone sempre ospitali. Un piccolo, emozionante omaggio al profumo della strada e della gente che porta la firma di un maestro assoluto il quale ha accolto l’invito di un giovane direttore artistico calabrese. Il documentario, ospitato anche all’ultima Mostra di Venezia, sarà distribuito nel mondo da RaiTrade. Per la serata del galà finale, presentata da Anna Falchi, hanno sfilato i protagonisti di una settimana di grande cinema e alcuni attesi ospiti chiamati a ritirare le “colonne d’oro” disegnate dal maestro Gerardo Sacco. Il maestro Scola ha lodato nell’occasione le caratteristiche di una kermesse che ha fatto della gente il suo elemento centrale così come del piacere dello stare insieme e della sete di conoscenza. Il MGFF ha raccontato l’immagine di una Calabria diversa in cui la cultura può aprire nuovi spazi di lavoro. L’appello rivolto alla politica è quello di calendarizzare il festival nella prossima finanziaria: il giovane Casadonte e i suoi collaboratori hanno già fatto il loro dovere lasciando a Soverato le tracce di un qualcosa destinato ad andare al di là del tempo. E lo dimostra il caso di Domenico Fortunato, di nome e di fatto. Il produttore di “Animanera”, premiato nella scorsa edizione del MGFF, ha annunciato l’uscita in sala a fine agosto del film in 40 copie distribuite da Medusa. Un fatto sicuramente importante che rappresenta l’esempio dei riflessi positivi che un festival dedicato alle opere prime può avere nei confronti dei giovani autori italiani, spesso bistrattati dal pubblico ma soprattutto dagli stessi professionisti del cinema. Un risultato notevole che dimostra un ulteriore passo in avanti compiuto da una manifestazione che ha solo 5 anni di vita ed è destinata a crescere ulteriormente. L’ottimo successo di pubblico è davvero il premio più importante per una manifestazione che propone una sfida difficile, quella di mettere in mostra i giovani autori del cinema italiano, in una terra che ha bisogno di cultura per risalire la china.
PALMARES:
Premio Migliore Opera Prima: Lezioni di Cioccolato di Claudio Cupellini
Premio della Giuria Popolare: Una Notte di Toni D'Angelo
Premio Migliore Attore: Valerio Mastandrea per la sua interpretazione nel film Notturno Bus di Davide Marengo
Premio Migliore Attrice: Alba Caterina Rohrwacher per la sua interpretazione nel film Non c'è più Niente da Fare di Emanuele Barresi
Menzione Speciale della Giuria: Giorgio Faletti per la sua interpretazione nel film Cemento Armato di Marco Martani
Premio Migliore Produzione: Francesca Cima e Nicola Giuliano per il film La Ragazza del Lago di Andrea Molaioli
Premio “Colonna d’Oro” per la Promozione del Cinema Italiano nel Mondo: Matteo Garrone per il film Gomorra
Premio Speciale "Pierre Todeschini” per il Cinema Italiano nel Mondo: Sesto Cifola
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