2008-10-06

Letteratura e giornalismo, binomio inscindibile

L’angolo della cultura di Maria Grazia Leo
Nel corso della rassegna “ Figli d’arte” ne ha discusso la giornalista Isabella Bossi Fedrigotti
Un fuori programma tutto d’eccezione quello che ha chiuso –a Soverato- la rassegna “Figli d’arte”, ideata e promossa dal professore Raffaele Gaetano, definito dal sindaco Raffaele Mancini “ uomo di cultura e professionista della comunicazione”. …Dicevamo d’eccezione perché l’ospite dell’incontro Isabella Bossi Fedrigotti non rientra nella “categoria” dei figli d’arte inseriti nella rassegna suddetta ( dai Moro ai De Gasperi, dai Pacelli ai Bartali) ma è nobile di casta, scrittrice e giornalista del Corriere della Sera di professione. Stimolata brillantemente e acutamente dal professor Gaetano, racconta con freschezza e naturalezza che il suo “approccio” con la scrittura avviene alla precoce età di 12 anni. “ Scrivevo romanzi orribili e li ordinavo collezionandoli in cartoncini racchiusi da stoffa. Ho scelto questa strada perché ero timida e non parlavo tanto. Iniziai effettivamente a fare la giornalista soltanto a 25 anni”. Per la Fedrigotti- assistiamo al proliferarsi di un giornalismo d’opinione, in cui tutti alla cronaca secca, soprattutto in televisione, cercano di dare un apporto, un tocco personale facendo commenti. Sarebbe auspicabile però ritornare a quel tipo d’informazione anche se è difficile scrivere prescindendo dalla proprie idee o dalla ricerca del proprio consenso. “ L’importante per chi fa questo mestiere è capire che la notizia è il rapporto su un evento e non sull’esposizione dell’evento. Ormai siamo bombardati da informazioni dirette e puntuali provenienti da Internet, dalle televisioni mentre i lettori della carta stampata richiedono la spiegazione della notizia”. Un ruolo cardine –però- lo giocano i libri più che i giornali, i quali risultano al lettore più maneggevoli, più invitanti alla lettura e alla gestione del tempo della stessa. “ Per quanto riguarda me -racconta- sono una scrittrice che non aspetta l’idea per scrivere un libro ma la cerca dal cuore, da tutto ciò che promana dalle cose della vita… Questo purtroppo non si verifica sempre perché può accadere che la mia testa sia distratta, priva di concentrazione dovuta ad esempio a pensieri familiari che mi generano poi un vuoto nell’usare la penna”. Si considera una scrittrice amatoriale e non la classica professionista sulla quale l’editore può sempre contare. Giornalismo e letteratura, dicevamo, ma anche giornalismo e moralità dell’informazione e nell’informazione al centro della discussione della serata… Su questo la Fedrigotti è sicura e diretta nel messaggio che vuole lanciare a l’uditorio:“l’informazione richiede moralità ma non può essere etica se chi scrive non è morale”. Molte volte-racconta- è spregiudicata nel colpire le persone riempiendo pagine d’inchiostro, poi se e quando esse risultano innocenti, riserva loro solo qualche piccolo trafiletto di semplice “riparazione”. Questo lo si può notare maggiormente in tv più che sui giornali perché l’immagine e l’audio generano effetti più invasivi e nelle stesso tempo seducenti. Comunque, sicuramente la seduzione più grande e senz’altro positiva viene dal profumo dei libri e dalla loro essenza di bellezza. Le radici, gli spunti per i suoi scritti Isabella Bossi Fedrigotti li ricava da altri libri -è una catena per i letterati come per i pittori, come per i musicisti… - dalla memoria, dall’esperienza personale. “ Mi ritengo una lettrice prima che una scrittrice, leggo quello che voglio e cerco di capire che cosa c’è di vero e/o di inventato”. L’importante è che il libro possa diventare autobiografico, che tocchi sempre il cuore di chi legge e non di chi scrive! ”Mi piace leggere la storia dei grandi di un tempo. Gli scrittori che hanno influenzato il mio stile sono stati Lalla Romano -autentica nello scrivere- e Natalia Ginsborg -icona di libri sulla memoria-. Sono le mie maestre perché leggendo i loro libri mi ritrovo in me stessa e penso sui temi che di solito tratto quali la famiglia “questo l’avrei voluto scrivere io” . Per lei informazione e comunicazione sono categorie distinte; comunicazione è pubblicità, è fare marketing delle idee di un prodotto, di un oggetto e questo non può essere pane per il giornalismo. Esso è invece informazione nel senso che deve rappresentare solo la notizia giammai da intendere come prodotto vendibile. Il prof. Gaetano riporta in sala le parole di Giovanni Spadolini il quale preferiva pubblicare una notizia vera domani più che una notizia falsa oggi. “ Spadolini aveva ragione- interviene la Fedrigotti ma di questi tempi è difficile che succeda, perché tutti vorrebbero fare “goal” nel senso di scoop, anche al mio giornale. Io però non me la sento, anche se un po’ invidio i colleghi che ci riescono!...” Sulla libertà di stampa in senso assoluto e/o autentico è sinceramente scettica, visto che si vive in una forma di libertà vigilata ed è raro che un editore faccia solo l’editore. Infatti, oggi, snocciola il suo schietto ragionamento Isabella Bossi Fedrigotti, gli editori hanno anche altri interessi e sull’informazione delegano i controlli al direttore… e la cosa si complica quando la proprietà é molto articolata. “ Occorre comunque sempre che ci sia un diritto di cronaca che si compensi con il diritto della persona, evitando di pubblicare sub-notizie tristi, deprimenti, vuote che possano ledere la pietas o la dignità della persona in quanto tale”. Conclude la rassegna “Figli d’arte” dedicata al tema giornalismo e letteratura sostenendo l’importanza delle scuole di scrittura. “Le ritengo utili per aiutare i talenti già esistenti non però a formare in toto gli stessi. Esse servono per l’impostazione di un libro, di una storia che deve salire al fuoco centrale e poi ridiscendere con gli stessi ritmi della salita. L’idea non la dà la scuola di scrittura che può solo insegnare la tecnica facendoti leggere e scoprire mondi…” e perché no, aggiungiamo noi, anche imparare a volare alto con la fantasia, con i sogni !

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