2008-10-28

Soluzioni globali ai conflitti del terzo millennio

Atlante
di Massimiliano Nespola
La posta in gioco è la pace del pianeta, nessuno si senta escluso
Tutto il mondo ha assistito con occhi perplessi ed a tratti attoniti agli avvenimenti dell’estate scorsa nel Caucaso. Le truppe russe in Abkhazia ed Ossezia hanno mostrato quali istinti possano ancora risvegliare gli interessi economici su scala globale. E soprattutto, quali conseguenze. La stampa concede, da allora, una attenzione pressoché stabile al tema. Sono molti ancora gli interrogativi aperti in merito alle responsabilità nella vicenda. Ma soprattutto, ci sarà ancora a lungo bisogno di una intelligente attività di mediazione, nella quale il ruolo dell’Europa è apparso di primo piano. Cooperazione e presenza sul territorio, attenzione alle isterie di una parte e dell’altra. È una battaglia per la ricomposizione delle tensioni che si giocherà sul filo del rasoio. Perché dietro l’angolo si è ventilato lo scenario non esaltante di un riemergere, non beneaugurante, della vecchia contrapposizione tra i blocchi di una guerra fredda, i cui album alla memoria ormai dovrebbero essere finiti in soffitta. Anche perché il contesto internazionale è oggi complicato dalla presenza di nuove potenze e, purtroppo, di nuovi e inediti conflitti, dall’11 settembre a venire. L'esito del vertice straordinario convocato a Bruxelles per i primi di settembre ha lasciato intravedere una politica europea fatta di luci ed ombre. Da un lato, infatti, lo sforzo di mediazione, guidato dai paesi fondatori, per cercare vie decise ma morbide con il gigante russo ha sortito alcuni effetti da non trascurare: si è ovviato ad un ulteriore inasprirsi delle tensioni. Con la Russia bisogna collaborare ma non troppo, è sembrato l'avviso di Francia, Germania ed Italia: ciò implica la continuazione del dialogo su fronti di interesse condiviso quali la lotta al terrorismo, l'Afghanistan, i dossier sul nucleare iraniano. Ma l'Europa non riconosce, d'altro canto, le repubbliche secessioniste Abkhazia ed Ossezia. A tale risoluzione si è pervenuti anche per venire incontro alle rivendicazioni degli stati entrati di recente nell'Unione Europea e che forse si aspettavano anche risposte più forti da parte della diplomazia capitanata da Sarkozy. Nel frattempo, Putin ha apprezzato gli sforzi compiuti dall'Europa, definendo di «buon senso» la posizione raggiunta con l’Europa. Ha tranquillizzato gli osservatori internazionali, comunicando che ormai il ritiro delle truppe dalla Georgia è stato completato. Anche Medvedev ha apprezzato gli sforzi, immaginando che questa sarà un punto di svolta per l’Europa, per il rafforzamento del suo ruolo nella sicurezza globale. Nella pletora di opinioni pubblicate un pò ovunque per interpretare il senso della crisi del Caucaso, se ne sono selezionate alcune, per dare il punto di vista della situazione dal contesto italiano. Sembra opportuno segnalare la riflessione pubblicata su "La Stampa", a caldo, da una giornalista di lunga e solida esperienza, Barbara Spinelli, figlia di quell’Altiero Spinelli, che gli europeisti ricordano come padre fondatore, il cui nome oggi è anche quello di uno degli edifici del Parlamento Europeo a Bruxelles. La giornalista ha sostenuto una tesi interessante riguardo al futuro dell'Europa all'interno del delicato contesto georgiano, descrivendo in particolare le potenzialità di un esito prospero della questione ad opera di una diplomazia abile: nel farlo, ricorda Kohl, Gorbaciov e Bush senior, protagonisti della mediazione internazionale del 1990, che, dopo la caduta del Muro di Berlino, pose fine alla divisione della Germania ed aprì prospettive nuove anche per la costruzione europea futura. Lancia inoltre almeno due proposte interessanti. La prima è quella relativa alla modalità di intervento delle istituzioni europee nella situazione determinatasi: «se necessario», afferma Barbara Spinelli, «dovrà essere un’avanguardia a negoziare con Mosca un nuovo ordine che sia fondato su una duplice sicurezza: sicurezza degli europei dentro i propri confini, e promessa alla Russia che tali confini non saranno continuamente spostati a Est, dall’Unione o dalla Nato». La seconda fa invece riferimento all'atteggiamento che la Russia dovrebbe mettere in atto per porsi nella condizione ottimale per il dialogo e, fatto sottolineato da molti negli ultimi giorni, una positiva evoluzione dei rapporti con l'Europa: «anche il Cremlino dovrà scoprire il reale: l’estero vicino che tanto l’inquieta è ormai anche vicinato europeo, e difficilmente potrà pacificarsi se ambedue ­ Unione e Russia ­ non fisseranno i propri confini smettendo di spostarli continuamente. Dopodiché potrebbe nascere una zona di libero scambio, alle frontiere dell’Unione, che includa Russia e Stati ex sovietici e che abbia sue istituzioni e rappresentanti (è la politica di vicinato proposta da Prodi, quando era presidente della Commissione europea). Una comune politica dell’energia potrebbe seguire, evitando che i più forti dell’Unione negozino con il Cremlino escludendo i più deboli. Questo il compito dell’Europa. Lo assolverà se resterà fedele a Monnet e Schuman. Se saprà agire inventando il futuro, non trasformando la storia presente in giudizio universale e la memoria in un gioco al massacro». Francesco Cossiga, senatore a vita, ha lanciato un messaggio che probabilmente risulterà insolito rispetto alle sue tradizionali vedute. Sebbene sia arrivato tempestivamente il rigetto del riconoscimento russo dell'indipendenza di Abkhazia ed Ossezia da parte del segretario generale della Nato, l'ex presidente ha invece affermato di essere favorevole quantomeno al riconoscimento del diritto all'autodeterminazione delle due regioni: «da esprimere in una libera votazione da svolgersi sotto il controllo di unità militari estranee alla Georgia e alla Russia, all'Ossezia e all'Abkhazia, per mandato e sotto il controllo dell'Onu». Ciò non minerebbe l'integrità territoriale della Georgia, almeno considerando «i suoi confini naturali, storici e culturali». !«Che l'Italia e i Paesi europei», ha poi aggiunto Cossiga, «siano contro l'indipendenza e l'autodeterminazione dell'Ossezia del Sud e dell'Abkhazia, mentre hanno militarmente conquistato il Kosovo […]è cosa incomprensibile e grave. Io che non sono mai stato comunista oggi sono per la Federazione russa, per spirito di realismo e perché convinto che l'intesa tra Ue e Russia, così come l'intesa e la collaborazione della Federazione russa con la Nato, e specificatamente con gli Usa, sia una garanzia di ordine in un mondo minacciato da grandi mali, tra cui il terrorismo».

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