2008-10-06
Una pasionaria alla presidenza della Provincia di Catanzaro
Propolis
di Maria Grazia Leo
“ E’ arrivato il mio giorno delle responsabilità istituzionali”
“ La partecipazione democratica in testa a qualunque progetto politico e/o amministrativo”
“ L’impegno politico dovrà essere improntato sull’onestà, l’efficienza, la trasparenza e la competenza”
“ La cultura non può essere e non deve essere né di destra né di sinistra”
“ La provincia sulla legalità pur non avendo competenza specifica deve dire la sua , deve parlare chiaro senza lanciare accuse generiche su eventuali colletti bianchi senza volto, ma puntare i riflettori su fatti specifici”
“ L’unica sovranità che riconosco è la sovranità popolare”
“ Chi soffre non può essere etichettato politicamente di destra o di sinistra. La sanità è un valore universale e sociale. Alla sofferenza occorre dare risposte politiche e amministrative al di fuori dei colori ideologici di appartenenza”
“ Non ci sono da parte mia e della mia giunta chiusure mentali e politiche verso nessuno, poiché si possono riscontrare meriti, proposte e soluzioni valide e positive anche esterne al proprio schieramento”
Sono la passione, il carisma, la freschezza, il coraggio, la determinazione alcuni tratti che caratterizzano Wanda Ferro, il nuovo e primo volto al femminile alla presidenza della provincia di Catanzaro.
Si presenta davanti al Consiglio provinciale, ai suoi elettori e ai cittadini come il Presidente di tutti con la consapevolezza che tante persone hanno inteso sostenere il suo progetto al di là delle convinzioni ideologiche, “ soltanto per avere visto nelle nostre personali referenze umane, politiche ed amministrative, qualcosa su cui scommettere per il futuro”.
Lei che ha una provenienza politica decisamente e storicamente di destra;
lei che è emersa e si è distinta sul piano amministrativo nella seconda giunta Abramo nel ruolo di assessore alla cultura, dando lustro e risveglio ad un mondo e ad un sentire culturale che a Catanzaro era da molto tempo assopito, distante mille miglia dal patrimonio complessivo che una città capoluogo necessita di possedere, tutelare e valorizzare;
lei che con il suo linguaggio semplice e colto nello stesso tempo, passionale e profondo è riuscita ad attirare alla politica e alla vita sociale cittadina le simpatie e le attenzioni di tanti giovani ormai disillusi dagli ideali negati o calmierati da un mondo in cui il realismo, il libero mercato, la globalizzazione dominano il palcoscenico delle azioni;
lei che con il valore aggiunto della sensibilità tipica dell’essere donna ha saputo tessere sempre comunque e con chiunque la tela del dialogo e la politica dell’ascolto, è oggi riuscita a raggiungere con un alta percentuale elettorale di consensi lo scranno più alto della Provincia di Catanzaro, conservando autonomia, indipendenza, grinta, eleganza.
Colpisce nell’analizzare alcuni spunti del suo programma politico la volontà di far partecipare idealmente al governo della provincia insieme ai cittadini, anche i sindaci degli 80 comuni, i movimenti culturali, le associazioni di volontariato, l’entusiasmo e la fantasia giovanile.
Si assiste ad un tocco originale e in un certo senso disarmante di interpretare, sentire e servire la politica come servizio.
Catanzaro per Wanda Ferro deve aspirare ad un ruolo di “ Provincia Capoluogo di regione”, con un’identità provinciale senza spinte campanilistiche ma come area competitiva rispetto non solo alle altre province calabresi ma soprattutto all’Europa ed al Mediterraneo.
Una provincia metropolitana che sia generatrice di cultura, di bellezza, di sviluppo sostenibile e che evidenzi le naturali vocazioni delle diverse aree geografiche degli 80 comuni facendo rete e scegliendo una valorizzazione globale.
Sui giovani la sua intenzione è quella di favorire la naturale e spontanea attenzione verso fenomeni culturali e incentivare l’ingresso nel mondo del lavoro. Attenzione alle devianze giovanili. Apertura alla consulta giovanile e creazione di un “Centro di ascolto per i giovani”.
Sulla famiglia e in particolare a favore dell’universo femminile la Ferro è pronta ad istituire innovatori strumenti come i bilanci di genere, i bilanci partecipativi, dai piani di area ai piani dei tempi e degli orari.
Tocca le corde più sensibili quando con schiettezza e sincerità afferma che l’errore strategico di una parte politica -destra e centro-destra- è stato lasciare all’altra parte campo libero nelle attività culturali.
Una rete culturale che invece deve rimanere funzione d’eccellenza al di fuori della logica degli schieramenti.
Sì quindi ad una cultura aperta, no ad una cultura come fattore da isolare e rendere asettico.
Se manca una visione, un progetto culturale, non esiste per il presidente della provincia formazione scolastica, universitaria, professionale, una politica ambientale del patrimonio artistico, storico e turistico.
Per cui iniziative - manifestazioni- convegni-spettacoli saranno i pilastri di un cantiere nascente, itinerante e traboccante di cultura.
Ma non manca nelle linee programmatiche e nei pensieri di Wanda Ferro il problema sociale per eccellenza rappresentato dal lavoro che non c’è.
Solo creando un sistema virtuoso -afferma- tra imprese, università e istituzioni si può “ inventare” occupazione futura. E’ necessario quindi essere flessibili nello spirito d’iniziativa e fermi nella certezza dei diritti e nella tutela dei lavoratori in sicurezza e con salari dignitosi.
“ Il nuovo millennio si è subito presentato con una forte debolezza sociale, frutto di una maggiore povertà e di una più ampia frammentazione anche nelle società più avanzate”…e su questo bisogna riflettere insieme tutti, nessuno escluso.
E’ tale il pathos espositivo ed eloquente di Wanda Ferro, che si potrebbero riempire molte pagine ancora sulle sue idee, le sue aspettative, i suoi obiettivi , tutti intrisi di una speranza laica che questa città e questa provincia meritano pienamente.
Ci piace concludere riportando alcuni passaggi della “pasionaria” presidentessa , relativi al concetto di identità provinciale. “ Credo che una comunità non saprà mai interpretare il proprio futuro se non conquista una propria identità. Senza identità non c’è lavoro, casa, famiglia, non ci sono tradizioni comuni, né storie da raccontare. Bisogna guardare alle battaglie di campanile come a qualcosa che arricchisce ma che deve servire a vincere nella corsa e non nella lotta corpo a corpo”
“Scoprire la propria identità vuol dire anche capire quali siano i maggiori pregi ed i maggiori difetti, capire che, se è vero che siamo costretti al ritardo ed all’arretratezza, dobbiamo ammettere di non avere tutte le colpe ma di essere almeno responsabili di non aver mai provato a comprendere la natura dei nostri problemi”.
Una bella lezione morale, di solidarietà e di unità della nazione, quelle che si respira nelle dichiarazioni di Wanda Ferro, rispetto alle tante parole gridate sul federalismo fiscale o solidale in salsa padana che non fanno onore al paese né tantomeno a quello spirito europeo che andrebbe-invece- coltivato e preservato sempre.
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