Pentagramma
di Matteo Davide Scorza
Il 20 ottobre scorso è venuto a mancare uno dei massimi intellettuali che non solo il pensiero di sinistra ma tutta la cultura italiana abbia prodotto dal dopoguerra in poi. Vittorio Foa si è spento dopo una lunga esistenza sempre in prima linea: nella lotta partigiana contro i tedeschi e i fascisti prima, e successivamente nella politica parlamentare attiva e in una produzione letteraria e giornalistica di ampio raggio che ha analizzato con rigore e onestà intellettuale numerosi aspetti che hanno caratterizzato sessant'anni di vita recente del nostro Paese.
Vittorio Foa fu antifascista della prima ora, con l'ingresso nel movimento Giustizia e Libertà dei fratelli Rosselli già nel 1933, diversi anni prima dell'emanazione delle leggi razziali. Il suo impegno contro il regime di Mussolini gli costò anche sette anni di carcere, dal 1936 al 1943, che valgono da monito, nel caso di Foa come di tutti coloro che sperimentarono sulla propria pelle le prigioni fasciste – alcuni dei quali morendovi – per tutti quelli che, anche fregiandosi del proprio ruolo istituzionale, vogliono far passare l'improponibile idea dell'esistenza di due distinte fasi storiche del fascismo utilizzando come linea di demarcazione le leggi razziali e l'alleanza bellica con la Germania di Hitler, laddove quello che è avvenuto prima di questi eventi si suppone possa considerarsi come qualcosa di accettabile.
Già all'interno dell'ambiente carcerario e in seguito alla sua scarcerazione, con l'ingresso nel '43 nel Partito d'Azione, Foa ebbe modo di condividere idee politiche e l'esperienza della Resistenza con alcuni dei principali fautori del pensiero europeista come Altiero Spinelli ed Ernesto Rossi, che col Manifesto di Ventotene tracciarono il solco ideologico del processo di unificazione europea.
Da membro dell'Assemblea Costituente partecipò alla stesura della Carta Costituzionale, il cui valore e la cui attualità rimangomo oggi inalterati nel rispetto del suo spirito liberale, antitotalitario e democratico, nonostante le continue accuse trasversali di anacronismo e i numerosi tentativi di modifica più o meno radicale cui è sottoposta.
Sin dalla seconda metà degli anni '40 Vittorio Foa ha diviso il proprio impegno tra l'attività di giornalista, quella di parlamentare con tre mandati da deputato nelle file del PSI, e quella di leader sindacale. Proprio in questo ambito, prima da menbro della Segreteria nazionale della CGIL e poi da segretario nazionale della FIOM, dimostrò una rara capacità di analisi del tessuto socioeconomico del Paese e una lungimirante progettualità sulle azioni di intraprendere a difesa dei diritti dei lavoratori, facendosi portavoce della politica dell'autonomia operaia che preconizzò l'esperienza che prese realmente forma durante gli anni '70.
Anche l'esperienza politica in senso stretto di Foa ha dimostrato la sua capacità di prevedere sviluppi e necessità che si sarebbero poi imposti ad anni di distanza. Dopo l'esperienza nel PSIUP seguita alla scissione interna al Partito Socialista, divenne dirigente del Partito di Unità Proletaria, con il quale si pose l'obiettivo di creare una forza politica di sinistra che orientasse i gruppi rivoluzionari verso una prospettiva di alternativa seria di governo e non solo di lotta, in sostanza una svolta che anticipava nei tempi e nei contenuti la scelta fatta dal PCI di Berlinguer con il compromesso storico. Nelle liste del PCI, da indipendente, Foa venne eletto al Senato nella X legislatura, partecipando poi alla transizione da Partito Comunista a PDS.
La produzione letteraria dello studioso torinese ha attraversato tuttia la storia della democrazia italiana toccando svariate tematiche, con un'attenzione particolare ai cambiamenti che sono incorsi nella struttura economico-produttiva e ai riflessi che questi hano prodotto sulla vita dei lavoratori e sull'organizzazione del movimento sindacale. L'affermazione costante del valore dell'antifascismo come elemtno destoricizzato e l'esaltazione dell'esperienza partigiana hanno poi occupato un ruolo rilevante dell'opera di Vittorio Foa, in particolare negli ultimi anni.
L'importanza del pensiero di Foa rimane quantomai attuale anche dopo la sua scomparsa. Egli è stato considerato uno degli ultimi storici in grado di raccontare attivamente l'esperienza partigiana alle generazioni successive alla propria. Il valore di tale narrazione rimane intatta se si pensa a come la memoria storica della Resistenza venga continuamente e imputenemente attaccata anche da figure istituzionali, le quali cercano d'altro canto anche di riabilitare e sdoganare il regime fascista e la sua presunta “moralità”.
Ma la lezione di Vittorio Foa diventa ancor più stringente leggendo al suo curriculum politico, dalla lotta contro un regime totalitario per instaurare un sistema democratico all'impegno continuo finalizzato all'attuazione pratica di quei principi sanciti dalla Costituzione repubblicana. Per questo motivo il suo impegno civile non può che spingere all'indignazione verso la situazione politica attuale, caratterizzata da un esecutivo democraticamente eletto ma che travalica quotidianamente le funzioni del Parlamento, e di riflesso del popolo sovrano.
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