di Franco Cimino
Chi fa cinema non è un semplice imprenditore. Ovvero,per rifarci a una immagine antica,quel vecchio brontolone,burbero e benefico,che stacca i biglietti alla porta di una vecchia sala del paese,al buio di tutto.
Chi fa cinema oggi,nella società della multimedialità diffusa e della tecnologia avanzata,del satellitare sotto l’ascella o dentro i pantaloni,è un cultore d’arte. Di più,è artista di suo. Un protagonista invisibile del film che giunge fino a noi. Se non ci fosse lui,anche l’opera più bella resterebbe cosa morta e lontana. Ogni prodotto d’arte,come quello del pensiero,ha valore immenso se si porta alla sensibilità degli uomini. E se in tanti più numerosi possono goderlo e sentirlo proprio. Riconoscerli,i facitori di cinema,in questa dignità significa restituire ad essi quel rispetto e quella attenzione che è venuta scemando nella considerazione generale via via che il cinema perdeva spettatori,fino a ridursi a un deserto spettrale delle sale,per nulla alleggerito dalla complicità del buio durante le proiezioni. Quel deserto ti penetra dentro e lo senti quando ci si trova con tre o quattro spettatori. E addirittura quando si è soli completamente,ad accentuare quel senso di solitudine che a volte piglia tutti. Il cinema è rottura della solitudine più che compagnia,è sguardo su di sé attraverso quello proiettato sulle immagini. E’ l’interrogarsi e il dilettarsi nascosti,quando facendoti piccolo piccolo nella poltroncina piangi e ridi in silenzio. Lo spettatore interagisce con immagini apparentemente ferme e parla e comunica. Non con l’autore dell’opera,ma con le emozioni che quella evoca e trasmette,nella netta sensazione che solo il cinema sa dare,di essere tu dentro quel film,protagonista e scrittore e regista. La sala cinematografica è quindi un luogo amico,che sia o no confortevole il suo habitat. Il cinema,come luogo specifico,pertanto,non può chiudere. Perché il cinema,come strumento di comunicazione e stimolatore culturale,non può morire. Si parla continuamente di società in crisi,intesa anche come raduno anonimo di uomini che non parlano e non si parlano. Il mutismo della società è la conseguenza della sfiducia dell’uomo verso la parola e chi
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