2009-01-20

Aiutiamo il Cinema: salviamo i cinema di Catanzaro!

Propolis

di Franco Cimino

Chi fa cinema non è un semplice imprenditore. Ovvero,per rifarci a una immagine antica,quel vecchio brontolone,burbero e benefico,che stacca i biglietti alla porta di una vecchia sala del paese,al buio di tutto.

Chi fa cinema oggi,nella società della multimedialità diffusa e della tecnologia avanzata,del satellitare sotto l’ascella o dentro i pantaloni,è un cultore d’arte. Di più,è artista di suo. Un protagonista invisibile del film che giunge fino a noi. Se non ci fosse lui,anche l’opera più bella resterebbe cosa morta e lontana. Ogni prodotto d’arte,come quello del pensiero,ha valore immenso se si porta alla sensibilità degli uomini. E se in tanti più numerosi possono goderlo e sentirlo proprio. Riconoscerli,i facitori di cinema,in questa dignità significa restituire ad essi quel rispetto e quella attenzione che è venuta scemando nella considerazione generale via via che il cinema perdeva spettatori,fino a ridursi a un deserto spettrale delle sale,per nulla alleggerito dalla complicità del buio durante le proiezioni. Quel deserto ti penetra dentro e lo senti quando ci si trova con tre o quattro spettatori. E addirittura quando si è soli completamente,ad accentuare quel senso di solitudine che a volte piglia tutti. Il cinema è rottura della solitudine più che compagnia,è sguardo su di sé attraverso quello proiettato sulle immagini. E’ l’interrogarsi e il dilettarsi nascosti,quando facendoti piccolo piccolo nella poltroncina piangi e ridi in silenzio. Lo spettatore interagisce con immagini apparentemente ferme e parla e comunica. Non con l’autore dell’opera,ma con le emozioni che quella evoca e trasmette,nella netta sensazione che solo il cinema sa dare,di essere tu dentro quel film,protagonista e scrittore e regista. La sala cinematografica è quindi un luogo amico,che sia o no confortevole il suo habitat. Il cinema,come luogo specifico,pertanto,non può chiudere. Perché il cinema,come strumento di comunicazione e stimolatore culturale,non può morire. Si parla continuamente di società in crisi,intesa anche come raduno anonimo di uomini che non parlano e non si parlano. Il mutismo della società è la conseguenza della sfiducia dell’uomo verso la parola e chi la pronuncia. L’agonia del cinema è una delle cause di questa crisi generale. Il cinema nel suo essere anche occasione per uscire di casa,passeggiando per le strade del proprio paese,rappresenta anche il cammino che l’uomo compie in compagnia dell’altro,moglie,figli,amici. E in compagnia del proprio paese,che non conosce mai abbastanza,o che non conosce affatto. L’uomo che esce di sera e si accompagna,è un uomo che ama. Se stesso,la famiglia e la propria Città,che impara ad assaporare con ritmi lenti oppositivi al tram tram della quotidianità. Ma,il cinema,significa “il cinema in Città”,al centro del suo corpo vivo,che da esso viene animato. La consolidata tendenza a realizzare multisale nei grandi centri commerciali,non è il cinema. E’ il suo contrario,perché porta a sistema un genere di società che accresce il suo anonimato e la solitudine dell’uomo. Il film nei centri commerciali porta il cittadino-consumatore a chiudersi per l’intero giorno dentro un enorme scatolone in cui,stretto stretto,trova tutto,tranne che la libertà. Il cinema è invece libertà. Il cinema è quindi la Città,il centro della Città. Aiutare,pertanto,i gestori o proprietari di sale,gli artisti o eroi nel nostro piccolo mondo,significa aiutare il film,quale arte dell’immagine in movimento,a vivere e gli uomini a riprendersi quel piccolo pezzo di cammino verso la felicità. Catanzaro non può lasciar morire il cinema,non deve consentire la chiusura di una sola delle sale cinematografiche di cui è dotata. Per quanto mi riguarda,come cittadino e come amministratore,farò di tutto per impedire che ciò avvenga. Spero che le istituzioni,le università,e soprattutto la scuola,facciano altrettanto. Ed anche il di più che possono fare.

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