2009-01-20

Decreto no, piazza forse

Il corsivo

di Andrea Scarchilli

Come previsto, le misure contro la crisi economica varate dal Consiglio dei ministri non convincono Pd e Cgil, che chiedevano un sostegno più energico alle fasce deboli e un allargamento maggiore degli ammortizzatori sociali. Epifani conferma lo sciopero e chiede alla politica un ruolo forte, il ministro ombra Letta già annuncia di voler scegliere l'esclusiva opposizione parlamentare .

Nessuna sorpresa dal Consiglio dei ministri, le misure approvare - "in dieci minuti", ha assicurato il premier Silvio Berlusconi - sono quelle in larga parte sviscerate dai mass media negli ultimi giorni. Spicca su tutto il bonus per le famiglie a basso reddito. Sarà nella busta paga (o nella pensione) di gennaio. Andrà dai duecento ai mille euro, calcolati sulla base del reddito (dovrà essere in ogni caso inferiore ai 22mila annui) e dei figli a carico. Nel caso in famiglia uno dei membri sia portatore di handicap, la soglia massima per l'erogazione salirà fino a 35mila euro. Il ministro dell'Economia Giulio Tremonti ha inserito nel decreto anche un meccanismo a tutela di coloro che hanno un mutuo per la casa a tasso variabile. E' stabilito, per gli interessi, un aumento massimo del quattro per cento. Nel caso venga oltrepassato della differenza si farà carico lo stato. Non è quello che chiedevano Cgil e Partito democratico (ma protesta anche la Confindustria che voleva più fondi per le imprese), a favore di misure più energiche a favore dei redditi più bassi. Ma della misura simbolo, richiesta dall'opposizione e dal sindacato più grande, ovvero la detassazione delle tredicesime, Tremonti non ha voluto sentire parlare. Così, alla fine, ai più deboli sono andati solo tre miliardi scarsi, contro i sei - sette che voleva il Pd. E' inevitabile, quindi, che da questo momento in poi Cgil e democratici si ritrovino dietro la medesima barricata a contestare le misure del governo. Il segretario del sindacato di Corso Italia, Guglielmo Epifani, ha confermato lo sciopero generale del dodici dicembre e chiesto alla politica di giocare un ruolo forte, non limitato al semplice voto contrario alle misure. Ha detto Epifani: "Non è il momento delle timidezze, bisogna far sentire la forza delle posizioni in campo. Lo sciopero può essere uno strumento per chiedere al governo una svolta nel modo di affrontare la crisi". Più soddisfatti si sono mostrati gli altri leader sindacali. Il segretario generale della UIl, Luigi Angeletti, ha parlato di "bicchiere mezzo pieno" mentre quello della Cisl, Raffaele Bonanni, ha apprezzato l'innalzamento della soglia (da trentamila a trentacinquemila euro) per la detassazione del salario di produttività. La Cgil e il Pd sono delusi, oltre che dalla scarsa attenzione alla fasce più deboli, delle limitate risorse stanziate per gli ammortizzatori sociali. Si sperava di cogliere l'occasione della crisi per varare un abbozzo di riforma che allargasse le forme di tutela al reddito oltre i confini della platea dei lavoratori subordinati con un contratto a tempo indeterminato impiegati in certi settori (quelli per cui è prevista la cassa integrazione). Il governo, invece, si è limitato ad aumentare i soldi nel fondo per la cassa integrazione in deroga, cambiargli il nome (è diventato "Fondo sociale per l'occupazione e la formazione") ed erogare, in via sperimentale per tre anni, il cinque per cento del reddito dell'ultimo anno ai co.co.co che hanno perso il lavoro. Dicono Dario Franceschini ed Enrico Letta, rispettivamente vicesegretario e ministro ombra del Welfare del Partito democratico: "Sono misure tampone, buone per la televisione".Eppure, proprio su questo fronte il Pd, come nella migliore tradizione delle piazze di centrosinistra, è destinato a dividersi tra chi raccoglierà l'appello di Epifani e aderirà alla manifestazione della Cgil e chi, invece, si limiterà all'opposizione parlamentare. Il secondo fronte sarà capeggiato proprio da Letta, che ha detto: "E' il Parlamento il luogo dove si fa la battaglia contro le misure del governo". L'ex sottosegretario del governo Prodi, del resto, aveva già manifestato tutto il suo scetticismo nei confronti dello sciopero indetto (e confermato) dal sindacato di Epifani. Oggi i due hanno avuto tempo di parlare, a margine della conferenza sul welfare organizzata dal Pd. Ma non sembra sia servito, visto che dopo il conciliabolo con Epifani Letta ha dichiarato ai giornalisti: "Io mantengo il mio parere, sono due piani diversi. La politica per me si fa in Parlamento e lì cercheremo di modificare il provvedimento". Letta ha dalla sua il deputato ed ex presidente delle Acli Luigi Bobba, che ha già annunciato di non volere andare in piazza. Chi non ha dubbi è il segretario di Rifondazione comunista Paolo Ferrero, che non ha rinunciato alla stilettata al Pd: "Considero molto negativo il fatto che il Partito democratico non riesca nemmeno ad appoggiare la Cgil sullo sciopero generale".

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