2009-01-20

Incidenti sul lavoro, Italia e Europa a confronto

Punti di vista
di Manuela Bianchi

A colloquio con il vicepresidente della Commissione d’inchiesta sulle morti bianche

Il senatore Nerozzi, di ritorno da una missione a Londra, Parigi e Berlino in qualità di vicepresidente della Commissione d'inchiesta sulle morti bianche, commenta le normative sulla sicurezza adottate dai maggiori paesi del Vecchio continente e le compara con il nostro Testo unico Morti bianche, una realtà scomoda che fin troppi fanno finta di non vedere. D'altronde è un dato di fatto che il lavoro ha perso la sua centralità rispetto all'impresa, come testimoniano le statistiche sugli infortuni che con ritmo implacabile ne rispecchiano la drammatica mercificazione nel mondo globalizzato. E dopo pochi giorni dalla storica sentenza sul rogo della ThyssenKrupp, che introduce la responsabilità penale dei manager e dei datori di lavoro, gli incidenti continuano a mietere vittime senza sosta. Eppure nell'aprile dello scorso anno è stato licenziato il Testo unico sulla salute e la sicurezza nei luoghi di lavoro, una normativa che segna un considerevole passo in avanti nel contrasto agli incidenti sul lavoro. Un testo ritenuto da molti esaustivo, ma male applicato. Ne abbiamo parlato con il senatore del PD Paolo Nerozzi, vicepresidente della Commissione d'inchiesta sulle morti bianche, di ritorno da una missione/studio a Parigi, Londra e Berlino sulle norme vigenti nei principali paesi del Vecchio continente in materia di sicurezza sul lavoro.

Partiamo dalla decisione della magistratura riguardo alla ThyssenKrupp... Si tratta di una sentenza che rende giustizia di una tragedia, anche se quando si tratta di morti la giustizia non può che essere limitata. Ma il dato importante è che in questo caso i magistrati hanno potuto applicare le leggi italiane che prevedono anche la responsabilità penale ispirandosi al Testo Unico del ministro Damiano, che introduceva questo elemento. Un elemento osteggiato dal Governo, che ne vorrebbe l'abolizione, e dalla Confindustria che ha commentato la sentenza in maniera del tutto priva di stile e di umanità dichiarandola eccessiva.

La Commissione d'inchiesta sulle morti bianche, di cui è vicepresidente, è andata in missione in Europa la scorsa settimana per conoscere le misure adottate da Gran Bretagna, Germania e Francia per arginare il fenomeno degli infortuni sul lavoro. Qual è la situazione europea? La Gran Bretagna è il paese che vanta la mortalità piu bassa grazie all'introduzione della responsabilità penale che prevede dalla sospensione temporanea o perpetua dai consigli di amministrazione all'arresto dei responsabili, laddove le manovre punitive che vanno ad aggiungersi agli aspetti decisivi, ma non esaustivi, di informazione e prevenzione. Paradossalmente le critiche della Confindustria inglese si sono concentrate, come in Italia, sull'aspetto della responsabilità individuale dei manager o dei datori di lavoro rispetto ad eventuali infortuni, malattie professionali o morti sul lavoro. Va detto però che la nostra legislazione sull'amianto è all'avanguardia, sebbene introdotta quando il fenomeno era purtroppo già esploso, con livelli di intervento e di sicurezza che non hanno eguali in Europa. In Francia la mortalità per esposizione all'amianto è molto alta, come anche in Gran Bretagna, mentre in Germania meno.

Quindi abbiamo una buona legge... Sì, il problema è l'applicazione e il controllo.

Cosa si deduce guardando ai tre modelli europei nel loro insieme? Intanto quello inglese ha l'aspetto della punibilità: efficacissimo per quanto riguarda gli incidenti mortali, meno efficace per gli infortuni o le malattie professionali, i cui dati sono simili a quelli italiani poiché, soprattutto nella piccola e media impresa, è più facile nasconderli.

Se in Italia applicassimo il Testo Unico così com'è ci avvicineremmo ai livelli della Gran Bretagna? No, saremmo simili solo sotto gli aspetti penali, per il resto rimarremmo unici. Infatti il modello britannico e quello tedesco - di quello francese parlerò dopo - hanno un ruolo della bilateralità e del sindacato dell'impresa più forte che da noi. In Gran Bretagna regge perché accompagnato dalle misure penali, mentre in Germania procede con risultati leggermente migliori rispetto al sistema italiano perché il rapporto di bilateralità e di rigore nel rispetto della legge nei paesi nordici raggiunge dei livelli ben diversi dai nostri. Un sistema bilaterale in un paese come l'Italia rischia di permettere una gestione penalizzante dei diritti individuali delle persone, ed ecco perché non è contenuto nel Testo unico.

E' proprio questo il terreno sul quale si sta spingendo Sacconi, la bilateralità... Certo. E come è vero che in Germania regge, in Francia - dove è presente un sistema simil-bilaterale - non dà i risultati sperati. I sistemi inglese e francese infatti, che sono simili tranne che per l'aspetto della punibilità, sono senz'altro inferiori a quello tedesco. Però riguardo alla mortalità il modello più interessante è quello inglese che prevede un elemento penale molto forte, contenuto anche nel nostro Testo unico. Ma c'è una seconda considerazione da fare sull'insieme dei paesi, e cioè che ci troviamo in presenza di un rallentamento della diminuzione degli incidenti sul lavoro, e in parte anche delle morti, simile a quello sperimentato dall'Italia nel biennio 2006-07. In pratica il fenomeno di abbassamento che inizia negli anni ‘70 in Germania e che pervade poi tutti i Paesi, subisce un'inversione di tendenza intorno a questi ultimi anni.

Perché questa inversione? Per la deregulation che investe in forme diverse tutti i paesi. I settori e le tipologie degli infortuni, identici nei paesi in esame, riguardano l'edilizia e l'agricoltura - anche se in Francia il sistema di rilevazione per il secondo settore citato è differente rispetto agli altri e non ci sono dati disponibili perché frammentati e parziali - e gli extracomunitari e i giovani precari. Questo fenomeno dalle dimensioni europee dimostra che un mercato con meno regole e meno diritti colpisce in maniera simile, anche se con percentuali diverse, le due categorie più deboli: i giovani e gli immigrati. Le argomentazioni addotte dai paesi che abbiamo visitato riguardano il fatto che i giovani hanno meno formazione e meno informazione, e tra questi primi fra tutti gli immigrati. Ma in realtà, benché formazione e informazione siano due punti indispensabili nella prevenzione degli infortuni sul lavoro, spesso gli incidenti avvengono anche per un aumento eccessivo dei carichi di lavoro e per la necessità di fare straordinari, aspetto al quale non viene posta la giusta attenzione. Sicuramente formazione e informazione vanno rafforzate nel nostro paese, basta girare per le strade per rendersene conto, ma non è sufficiente. L'elemento della deregolamentazione, di fronte alla necessità di portare a casa un salario minimo, è condizionante della situazione.

Quanto incide la crisi economica sugli infortuni sul lavoro? Incide sempre tanto, perché porta a due aspetti: a carichi di lavoro maggiori da un lato, alla paura di perdere il posto di lavoro dall'altro che rende il lavoratore più proteso alla difesa del proprio posto di lavoro e disposto a sacrificarsi.

Qual è la situazione dell'Italia, dal punto di vista delle statistiche, rispetto ai tre Paesi che ha visitato? Sicuramente peggiore, anche se percentualmente identica a quella della Francia che, con l'aggiunta delle morti da amianto, presenta una situazione con fasi alterne simile alla nostra benché annoveri complessivamente meno morti e meno infortuni. I dati d'Oltralpe su malattie professionali e mortalità ad esse legata sono più alti che da noi. La Gran Bretagna e soprattutto la Germania presentano, invece, una situazione onestamente migliore della nostra. In particolare la Germania è più omogenea ed efficace nell'insieme dei campi, dalle malattie professionali agli infortuni alle morti sul lavoro; la Gran Bretagna invece ha dei picchi positivi molto alti sulle morti - superando anche la Germania - e molto meno positivi sulle malattie professionali e sull'amianto. Si può dire che Londra arrivi alla media di Berlino attraverso picchi alti e bassi.

Alla luce di quanto fin qui detto, quale importanza riveste oggi il lavoro della tua Commissione? Intanto, fermo restando che il lavoro va giudicato alla fine del percorso, lunedì 24 novembre la commissione si recherà a Bologna, con una rapidità di intervento credo mai registrata prima, per incontrare le istituzioni e fare un sopralluogo alla "Marconigomme" di Sasso Marconi (dove in seguito all'esplosione dello scorso 17 novembre sono morte due persone e tre ne sono rimaste ferite n.d.r.). Per quanto concerne il ruolo della commissione, questo si svolge su due livelli: il primo riguarda il monitoraggio della situazione e il come avviare interventi formativi e informativi fin dalla scuola primaria; il secondo si articola su due piani: uno prende in esame una questione tra le tante non risolte nel nostro Paese, e cioè la riforma in senso federale del Titolo V della Costituzione - la legislazione concorrente tra Stato e regioni - laddove la divisione di competenze può creare confusione. Si tratta della vecchia posizione, inascoltata, della Cgil e del sindacato. Questo è il primo intervento che potremmo essere in condizione di attuare per poterci avvicinare agli altri paesi, dove la competenza è solo statale.

Cosa comporta la responsabilità in mano solo allo Stato? Meno confusione, insieme alla minore possibilità di avere forme di legislazione diverse da regione a regione, una eventualità che non si è ancora verificata ma che potrebbe avvenire in futuro.

E la seconda questione? La seconda è provare a fare un po' di ordine nei diversi enti; oltre all'Inail ce ne sono altri due o tre che si occupano della materia infortunistica a livello nazionale.

A questo proposito Sacconi avrebbe intenzione di unificare Inail e Ispesl... Sì, ma probabilmente c'è bisogno di fare qualcosa di più. La questione è di coordinare meglio l'elemento ispettivo.

Attualmente questo aspetto come è regolamentato? Attualmente sono preposti a questa funzione vari enti nazionali e le Asl. E' necessario procedere alla soppressione degli enti più piccoli per unificare attorno all'Inail tutto ciò che riguarda la prevenzione a livello nazionale, mentre con le Asl è necessario formare un coordinamento, soprattutto nella fase ispettiva che deve vedere coinvolti anche Inps, Inpdap e le banche dati per poter intervenire in maniera più precisa.

Abbiamo cominciato commentando la decisione della magistratura sulle responsabilità del rogo alla ThyssenKrupp, e lì vorrei che tornassimo: qual è il significato politico di quella sentenza? Innanzitutto significa che c'è giustizia, che è una cosa importante. Secondo, costringe tutti a una maggiore attenzione; infine, dimostra che dobbiamo andare avanti col Testo unico, che non va modificato. Questa sentenza costringe il Governo, di fronte all'opinione pubblica, a rallentare alcune modifiche perché la sensazione è che si voglia andare ad operare per tutelare negligenze o colpe anche gravissime come in questo caso.

Si tratta davvero di una sentenza storica... Sì, è una sentenza importante.

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